tradimenti
Un Aiuto Inaspettato
23.05.2026 |
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"La portai in camera da letto e la spogliai con calma, scoprendo il suo corpo magro e perfetto: la pelle liscia, i seni piccoli e sodi con capezzoli già duri, la pancia piatta, le gambe lunghe..."
La mia vicina di casa, Alessandra, 35 anni, sposata, era il tipo di donna che ti resta in testa. Magra e slanciata, mi ricorda la cantante Elodie, con un corpo elegante e sensuale: gambe lunghe e sottili, vita stretta, seno piccolo ma sodo e alto, un sedere rotondo e perfetto nonostante la corporatura esile. Capelli neri lunghi e mossi, occhi scuri intensi e labbra carnose.Per me 50 anni e single lei era l’oggetto del mio desiderio, non riuscivo a smettere di pensare a lei.
Da mesi le facevo delle avances. All’inizio erano sottili: complimenti, sguardi prolungati, inviti casuali per un caffè. Lei resisteva sempre con un sorriso imbarazzato.
«Marco, sei gentile, ma sono sposata. Non posso.»
Per settimane continuai. Una sera la incrociai mentre tornava dalla corsa e le proposi di bere qualcosa sul mio terrazzo. Rifiutò.
Il tentativo successivo fu più diretto. Suo marito era via da quattro giorni. Bussai alla sua porta con una bottiglia di prosecco. Aprì in tuta, capelli raccolti. Parlammo sulla soglia.
«Alessandra, non devi fare niente che non vuoi, ma almeno proviamo a conoscerci meglio.»
Lei arrossì, abbassò lo sguardo e chiuse la porta con un «No, Marco. Basta. Ti prego, smettila. Non voglio problemi».
Per quasi due settimane mi evitò completamente, cambiando orari per non incrociarmi.
Poi, una domenica pomeriggio, bussò alla mia porta.
«Marco… scusa se ti disturbo. Il lavello della cucina perde acqua da stamattina e non riesco a rimediare. Mio marito è via fino a giovedì e non so chi chiamare. Tu per caso te ne intendi un po’?»
«Certo, nessun problema» risposi con un sorriso. «Prendo la cassetta degli attrezzi e vengo subito.»
Entrai in casa sua. Lei indossava una maglietta leggera bianca e un paio di jeans aderenti che le sottolineavano le gambe lunghe. Sembrava un po’ imbarazzata.
Mentre mi inginocchiavo sotto il lavello, lei rimase in piedi accanto a me, le braccia incrociate.
«Sei davvero gentile a venire così al volo» disse. «Non volevo disturbarti di domenica.»
«Tranquilla, Alessandra. È una cosa da niente. È solo la guarnizione che si è rovinata. Capita spesso con questi rubinetti vecchi.»
Mentre svitavo il sifone, continuammo a parlare.
Lei sospirò. «Mio marito dice sempre che ci penserà lui quando torna… ma quando torna è sempre stanco o ha altro da fare. Alla fine tocca sempre arrangiarmi da sola.»
Alzai lo sguardo verso di lei, notando come la maglietta le aderisse leggermente al seno piccolo ma perfetto.
«Beh, non è bello lasciare una donna come te a gestire tutto da sola» risposi con tono calmo. «Meriteresti qualcuno che si prenda più cura di te.»
Alessandra arrossì leggermente e cambiò posizione, appoggiandosi al bancone.
«Marco… non iniziare di nuovo con questi discorsi. Lo sai che sono sposata.»
«Lo so» dissi mentre inserivo la nuova guarnizione. «Ma non sono cieco. Una donna come te non dovrebbe sentirsi sola in casa propria.»
Ci fu un momento di silenzio.
«Ecco fatto» annunciai dopo qualche minuto, aprendo e chiudendo il rubinetto per controllare. «Come nuovo. Non perde più.»
Mi alzai, mi lavai le mani nel lavello e mi asciugai con lo straccio che mi aveva passato. Eravamo vicini, forse troppo, sentii il suo profumo.
«Grazie davvero» disse lei, guardandomi negli occhi per qualche secondo di troppo. «Non so come ringraziarti, ti devo almeno un caffè?»
Sorrisi. «In realtà speravo me lo offrissi tu qui, ma preferirei invitarti da me. Ho un caffè migliore del tuo» scherzai.
Lei esitò, mordendosi il labbro inferiore. Poi, quasi controvoglia, annuì.
«Va bene, solo un caffè però. Dieci minuti.»
A casa mia l’atmosfera cambiò. Il caffè diventò due bicchieri di vino bianco fresco. Parlammo seduti sul divano. La tensione accumulata nelle settimane precedenti esplose.
«Perché insisti tanto con me?» mi chiese a un certo punto, la voce più bassa.
«Perché ti desidero da mesi. E perché so che anche tu senti qualcosa, anche se fai finta di niente.»
«Sono anni che non mi sento desiderata così… ma ho paura.» disse sospirando.
Mi avvicinai lentamente. Le accarezzai una guancia. Lei chiuse gli occhi. Il primo bacio fu timido, quasi tremante. Poi la diga crollò. Mi baciò, infilando le mani tra i miei capelli.
La portai in camera da letto e la spogliai con calma, scoprendo il suo corpo magro e perfetto: la pelle liscia, i seni piccoli e sodi con capezzoli già duri, la pancia piatta, le gambe lunghe. La sua figa era perfettamente depilata, già lucida dí eccitazione.
La feci sdraiare e la leccai con passione, succhiandole il clitoride mentre lei gemeva, quasi sorpresa dal piacere.
«Oddio… Marco…»
Inserii due dita dentro di lei, muovendole mentre continuavo a succhiare.
«Marco… oddio, è troppo bello…».
Era fradicia e stretta. I suoi gemiti diventavano sempre più intensi, il bacino spingeva contro la mia bocca.
Mi alzai e mi spogliai. Il mio cazzo era durissimo, grosso e venoso. Lei lo guardò con desiderio, si mise seduta sul bordo del letto e lo prese in bocca. Iniziò a succhiarlo con avidità, la testa che andava su e giù, la lingua che girava intorno al glande. Le tenevo i capelli mentre mi godevo quella bocca morbida e bagnata.
«Non resisto più» le dissi dopo qualche minuto.
La misi supina, le aprii le gambe e la penetrai lentamente. Centimetro dopo centimetro entrai dentro di lei. Alessandra spalancò gli occhi e lasciò sfuggire un lungo gemito.
«Ahhh… è grosso…» ansimò.
Iniziai a muovermi con spinte profonde e ritmate. Le sue gambe lunghe mi avvolgevano. Accelerai, scopandola con più forza. Il rumore dei nostri corpi che sbattevano riempiva la stanza insieme ai suoi gemiti.
La girai a quattro zampe. Da dietro la vista era stupenda: la schiena magra, il sedere rotondo che si alzava verso di me. La presi con vigore, una mano sul fianco, l’altra che ogni tanto le schiaffeggiava piano il culo. Alessandra spingeva indietro contro di me.
«Più forte, Marco, scopami più forte!» implorava.
La tenni per i capelli, tirandoli mentre la martellavo. Sentivo le sue pareti contrarsi intorno al mio cazzo.
«Scopami più forte, fammi sentire che mi vuoi davvero.»
La tenni per i fianchi e aumentai l’intensità. Dopo qualche minuto rallentai, le accarezzai la schiena e le passai il pollice bagnato sul buchetto del culo.
«Hai mai provato qui?» le chiesi con voce bassa.
Alessandra esitò, il respiro accelerato. «sì, certo…ma ho sempre un po’ paura…»
«Se ti va» dissi, continuando a muovermi piano dentro di lei. «vorrei tanto prenderti anche lì…»
Lei rimase in silenzio per qualche secondo, poi mormorò: «Va bene… ma fai piano, ti prego. Molto piano.»
Ritirai il cazzo dalla sua figa, lo bagnai abbondantemente con la sua eccitazione e appoggiai il glande contro il suo ano stretto. Spinsi con molta delicatezza. Alessandra trattenne il respiro.
«Ahh… cazzo… è grosso… vai piano…» dusse stringendo le lenzuola.
«tranquilla, faccio piano…»
Centimetro dopo centimetro entrai nel suo culo stretto e bollente. Quando fui completamente dentro mi fermai, lasciandola abituare.
«Tutto okay?» le chiesi accarezzandole la schiena.
«Sì… oddio… mi sento così piena… fai piano.»
Iniziai a scoparla nel culo con spinte lente e profonde mentre i suoi gemiti diventavano sempre più intensi.
«Ti piace?» le domandai aumentando leggermente il ritmo.
«S-sì… mi piace, continua…»
La presi con più decisione, tenendola per i fianchi. Il suo sedere piccolo e rotondo sbatteva contro il mio ventre.
«Voglio venirti dentro» ringhiai.
«Sì… vieni… riempimi il culo» ansimò lei, ormai completamente abbandonata.
Accelerai, scopandola con energia in modo da farglielo arrivare fino in fondo nel suo intestino. Pochi minuti dopo sentii l’orgasmo risalire. La tenni ferma per i fianchi e venni violentemente dentro il suo culo, riempiendola con fiotti caldi e abbondanti.
«Cazzo… ti sto venendo tutto dentro…».
Alessandra tremò con un orgasmo intenso anche lei, contraendosi intorno al mio cazzo.
Restammo così per qualche secondo, poi mi ritrassi lentamente. Lei crollò sul letto, ansimante, con il mio sperma che le colava dal buchetto rosso.
«Questo non doveva succedere…» mormorò contro il cuscino, ancora scossa.
«Invece è successo» risposi, accarezzandole la schiena sudata. «E ti è piaciuto?»
Lei voltò appena il viso, con un piccolo sorriso colpevole. «Troppo…»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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